A Liegi si aprirà un processo che vedrà affrontarsi ciclisti e Unione Clicistica Internazionale sui diritti dell’uomo sanciti dalla Convenzione Europea.
A poche settimane dalla presentazione del Tour de France 2008 la pagina non è ancora stata voltata. L’anno passato verrà ricordato più per il doping che per le gesta atletiche.Nonostante le direttive molto dure del nuovo presidente che assicura che nessuno potrà avere la certezza di partecipare al tour e che sarà obbligatorio per tutti gli atleti il passaporto biologico, il doping fa parlare ancora.
Infatti è intenzione del corridore Kashechin contestare la valenza dei controlli.
Per fare ciò ha deciso di farsi assistere niente di meno che dallo stesso legale di Bosman.Un processo che rivoluzionerà il mondo del ciclismo come avenne nel 1995 per il calcio? Non solo, l’intenzione è adirittura di contestare tutti i prelievi, non solo quelli del suo assistito.Sicuramente l’intenzione è di far sentire più forte la voce.
La squadra di Kashechin, l’Astana , quest’esate è stata allontanata dalla grande Boucle perchè il loro capitano era positivo ai controlli. Controlli svolti durante una vacanza in Turchia nel pieno della notte. L’avvocato Misson sostiene che solo in casi eccezzionali si può intervenire nella vita priva dei cittadini e non è giusto che i ciclisti debbano sempre essere reperibili.
A quanto sembra non scorre buon sangue tra la WADA, agenzia mondiale per il contrasto del doping, e l’UCI. In vista dei mondiali di Stoccarda dovevano mettere a punto una strategia comune, ma non è avvenuto.
Ma come risolvere questa piaga? Le vie legali o il passaporto biologico sono la vera soluzione?
Un ex- corridore ha deciso di fondare una squadra professionistica con un deciso e dichiarato atteggiamento antidoping. Il suo pensiero è che la delusione dei corridori si ripercuote sulle squadre e sugli sponsor i quali, dal possedere una vetrina internazionale per il proprio marchio, scoprono loro malgrado che il nome delle proprie squadre viene nominato più spesso per scandali del doping piuttosto che per i successi sportivi, con presumibile danno all’immagine del marchio. Vaughters, l’ex corridore, ha proposto persino di creare un marchio etico, come un certificato di qualità. E’ giusto che le squadre vengano riconosciute per il semplice fatto di attenersi ai regolamenti da sempre esistiti?
Ma visto che il mondo del ciclismo vive grazie alle sponsorizzazioni e i maggiori danni del doping sono subiti dalle società sponsorizzatrici. Non sarebbe forse più adeguato che fossero proprio tali soggetti a impedire alle squadre di ciclismo di evitare comportamenti che possano comportare scandali. Tanti sono i mezzi a loro disposizione : il contratto, delle sanzioni…
Potrà mai accadere? Intanto la stagione è volta al termine, le bici sono in garage in attesa della primavera dove speriamo sorga un sole nuovo.